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Elementi di pregio

La casa Bruseschi

La famiglia Bruseschi
Grazie ai documenti risalenti al 1410, che troviamo nell'archivio parrocchiale di Pesariis, sappiamo che la famiglia Bruseschi era presente nel paese già nel XV secolo.

Secondo alcuni esperti in toponomastica il nome Bruseschi indicherebbe la presenza di vegetazione arborea e, molto probabilmente, deriva dall'antica consuetudine di procedere alle operazioni di disboscamento con la tecnica dell'incendio.

Alcuni membri della famiglia furono autorevoli personaggi della comunità, molti di essi intrapresero la vita ecclesiastica.

Le proprietà della famiglia testimoniano la consolidata posizione nella società, essendo legati anche al mondo agricolo, possedevano vari orti, prati e terreni arativi; i beni immobiliari quindi, erano molto numerosi, nel Sommarione del 1815 tutta la zona antistante la casa era indicata come Sabrusesche.

Nel primo Quattrocento esistevano due ceppi distinti dei Brisesco, uno risiedeva nella "casa da Bertala" dall'antico soprannome dato a questa famiglia, dove oggi si trova il Museo etnografico, l'altra parte della casata, invece, dimorava nell'odierna "Sot la Napa".

La famiglia si unì nel Settecento quando due esponenti dei rami Bruseschi, Maria e Bortolo, si sposarono.

Gli assetti patrimoniali cambiarono nella prima metà dell'Ottocento quando un ceppo della famiglia andò estinguendosi e la maggior parte delle proprietà passò nelle mani di Pietro e del fratello sacerdote Nicolò.

Il loro patrimonio andò aumentando poiché si legarono ad altre famiglie agiate delle zone circostanti, per questo motivo alcuni oggetti che troviamo all'interno della casa sono di provenienza diversa da quella della famiglia da Bertala, ma abilmente assemblati in maniera da ottenere un bell'esempio di casa carnica.



Il piccolo Museo Etnografico "casa Brusechi"
La casa Bruseschi rappresenta la tipica residenza signorile carnica del Seicento e Settecento; si tratta di un grande edificio a pianta rettangolare che si sviluppa su tre piani, con copertura a capanna.

L'intera costruzione è stata donata negli anni Sessanta alla Parrocchia di Pesariis da Dorina Bruseschi, ultima esponente della famiglia.

Nel prospetto le aperture sono disposte in modo simmetrico; le finestre, di forma rettangolare, hanno i davanzali aggettanti e le cornici modanate, così come i pulvini e la chiave di volta del portale a tutto sesto, sovrastato da una formella in ceramica dipinta che raffigura la Madonna dei Fulmini.

Come nella maggior parte dei palazzi di tipo veneto, all'interno i locali sono disposti in maniera simmetrica rispetto alle scale, che qui troviamo in posizione decentrata e ruotate di 90°.

Al piano terra e sulle scale il soffitto è con volte a crociera in modo da rendere l'intera struttura più solida, in grado di sopportare carichi maggiori e allo stesso tempo la proteggeva dagli incendi, in passato molto frequenti.

Al piano terra si trovano la cucina e il focolare, centri della vita domestica, con la sala da pranzo e un piccolo tinello che fungeva da deposito.

Ai piani superiori la distribuzione degli interni si ripete, con le camere da letto e un piccolo soggiorno-studio al primo piano.
 
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