La
bottega del Tempo
Le
"gerle"
La
gerla era oggetto inseparabile dal dorso delle donne della
Carnia che, a seconda della funzione e del luogo, variava
anche per forma e grandezza: la gerla da fieno (gei bastart)
era di grandi dimensioni, piccola e compatta era invece quella
per trasportare il letame; la gerla della Val Pesarina è
molto svasata superiormente ed assai stretta verso il fondo,
mentre in altre parti della Carnia la forma è molto
più tondeggiante.
La realizzazione della gerla era affidata di solito ad artigiani
locali, che preparavano anticipatamente i materiali ricavati
da vari tipi di legno nella stagione piť adatta.
Fatta l'asse del fondo in faggio o in frasino, e eseguiti
i fori (busas dal cûl), di numero sempre dispari, s'infilavano
in questi fori le bacchette di lantana (paùgna), di
cui la lunghezza doveva essere doppia rispetto a quella della
gerla che si voleva realizzare.
Le bacchette di lantana, che costituivano l'armatura della
gerla, erano poi ripiegate una volta ultimato il lavoro in
modo da costituire la rifinitura scura dell'orlo del manufatto.
Per la tessitura si utilizzavano, invece "las scrénas",
sottili strisce di legno ricavate dai rami di nocciolo (sterp)
che venivano intrecciate attorno all'armatura, utilizzando
quelle più strette e sottili per la base, quelle più
larghe per la parte centrale e per quella superiore.
Si tesseva prima fittamente e poi la trama si allargava e
si svasava la forma della gerla inserendo a distanze regolari
le stecche di rinforzo e le aggiunte sugli angoli.
Sul lato da poggiare sulla schiena - piatto - erano fissate
le bretelle in lantana, mentre a tre quarti d'altezza della
lavorazione si adattavano gli spallacci (las braciadôrias)
che venivano fissati doppiamente al fondo con un paletto e
con un'assicella (tres) dietro alla gerla, nel cosiddetto
"traviers".
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