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La bottega del Tempo

I "bronzini"

I bronzini (brundins o bronzins) sono recipienti ovoidali dal caldo riflesso metallico e dalla sagoma aggraziata con l'orlo slabbrato, i tre piedini a forma di zampa e le due anse (vorelas) piegate a gomito, che ornavano spesso anche il focolare del povero, mentre nelle case benestanti brillavano in lunga serie, appesi di solito sotto l'acquaio, in ordine scalare dal più piccino di mezzo litro a quelli dal grosso ventre capace di sei, otto e fino a dodici litri.

Essi venivano usati per cuocere lentamente le pietanze sulle braci del focolare.

L'ultimo dei bronzinai fu Luigi Solari, soprannominato "Vigj di Toi", che aveva ereditato quest'arte dal padre, Vincenzo Solari.

Da un'intervista a lui fatta ricaviamo il procedimento sottostante alla nascita di un bronzino.

L'arnese principale dei bronzinai era la cassa che serviva a fare gli stampi.

La materia prima per le forme, l'argilla, doveva essere presa a monte del paese nella località "Gjarsêt di Sora", dove c'era anche una vecchia fornace da coppi.

L'argilla grossolana e mista a frantumi di roccia veniva poi impastata con sterco equino.

Dopo aver costruito lo stampo interno e quello esterno si procedeva alla fusione.

Si sceglieva, quindi, nella serie dei crogioli quello della grandezza voluta, in esso si metteva il materiale a pezzi e in una fucina chiusa si faceva fuoco, con il carbone di faggio, per fonderlo.

Dopo aver fuso il bronzo si riempiva lo stampo il quale era infossato nel terreno.

Completato il tutto e dopo averlo lasciato raffreddare si tirava fuori lo stampo dalla buca e si toglieva l'argilla verificando che il lavoro fosse venuto bene.

Se per caso il bronzino era difettoso bisognava disfarlo e questo per il bronzinaio significava due mesi di lavoro perduti.

Ricordiamo che, se più frequenti sono le forme unite e lisce, spesso sul lucido bronzo spiccano in rilievo la data e le iniziali del committente, sostituitesi agli emblemi e monogrammi sacri che erano in voga nel 1700.

Talvolta nei bronzins venivano raffigurati un grappolo d'uva, un fiore o negli esemplari del secolo scorso le foglie di salvia al naturale.

 
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